lunedì 3 agosto 2009

Cerchiamo almeno di non farci ridere dietro


Che senso ha proporre adesso una legge sul conflitto di interessi, dopo che per ben 15 anni la questione è stata elusa? Come è possibile che uomini del calibro di Prodi, Veltroni, D’Alema, Amato, tanto per parlare di rappresentanti del centrosinistra che hanno avuto responsabilità di governo, non abbiano capito la forza dirompente per i destini del nostro paese del conflitto d’interessi in capo a Berlusconi? Non c’era da essere fini politici per capire tutto questo.
Era una questione che bisognava risolvere subito nel 1996. Non per fare un dispetto a Berlusconi, ma semplicemente per adeguare il nostro paese alle normative vigenti nei paesi più civilizzati.
Non voglio pensare che quello che avevano capito moltissimi elettori del centrosinistra non fosse stato colto dai più insigni rappresentanti di questa coalizione. Sono più propenso a pensare che tutti quanti fossero convinti che Berlusconi fosse il classico topo con cui il gatto potesse giocare. Un parvenu della politica, neppure in grado di tenere assieme una coalizione di governo per più di 6 mesi. C’è stata una sottovalutazione dell’avversario a partire da Occhetto e giù giù sino a Veltroni che ha del paradossale.
Oggi che i buoi sono scappati da un pezzo e di essi non vi è più traccia, parlare di una legge sul conflitto di interessi è completamente assurdo. In questi anni i rappresentanti del centrosinistra hanno sofferto di un’afasia temporale incomprensibile. Essi continuano a dire e pensare cose giuste nei momenti sbagliati. Ora non è che il conflitto di interessi di Berlusconi non esista. Esiste eccome. Anzi è diventato gigantesco (leggi qui). Ma proporre una legge sul conflitto d’interessi ora che la parola dell’opposizione vale meno del due di picche, significa mi dispiace farsi ridere dietro.

sabato 1 agosto 2009

Scomunica



A sentire i rappresentanti delle curia vaticana c’è da scommettere che da parte loro ci sia la netta convinzione che abortire, per una donna, sia come andare dall’estetista. Un atteggiamento frivolo e irresponsabile da sanzionare con la pena più severa: la scomunica.
Scomunica. Sembra di tornare indietro di 60 anni, a tempi preconciliari, quando la Chiesa mostrava al mondo il volto severo di Pacelli e non il volto della carità e della pietà cristiana che abbiamo conosciuto con Roncalli.
La Chiesa che per inciso è contraria a tutti i mezzi contraccettivi, ha combattuto in tutti i modi la Legge 194, ritenendo forse preferibile la pratica dell’aborto clandestino e il ricorso a mammane e praticoni che hanno lasciato sotto i ferri la vita di migliaia di donne. L’imperativo è tipicamente cattolico: “pecca pure se non puoi farne a meno, l’importante è che tu lo faccia con discrezione e senza creare scandalo”. Insomma occhio (di Chiesa) non vede, cuore (di Chiesa) non duole. Eppure si dovrebbe almeno riconoscere che la Legge 194 ha consentito una diminuzione del numero degli aborti oltre a salvare, scusate se è poco, la vita di migliaia di donne.
Oggi assistiamo allo stesso atteggiamento. Mentre l’Aifa (l’Agenzia del Farmaco) ha dato il via libera alla pillola Ru486, utilizzata dalla maggior parte delle donne europee da oltre 20 anni, la Chiesa si scaglia in modo violento contro il “veleno letale”, “il pesticida umano” che in pratica “legalizza l’aborto fai da te, lo banalizza, lo rende un atto irresponsabile”. Di fronte a tale “abominio” l’unica risposta che sa dare la Chiesa è la scomunica immediata “per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo all'iter".
Ma poiché "La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società", si chiede in maniera perentoria al Governo di intervenire. Se non è un ordine poco ci manca. C’è da scommettere che questo Governo farà di tutto per soddisfare le richieste d’oltre Tevere. Sarebbe un’ottima occasione per farsi perdonare le scappatelle del Premier.