
Destino comune di tutti i dittatori, grandi o piccoli che siano, è il loro delirio di onnipotenza. Un delirio che li induce a dire, pensare e fare cose inimmaginabili ai comuni mortali. Non parlo di cose geniali, o meglio utili per la comunità, no parlo di cose inconcepibili, impensabili dall’uomo comune. Prendete Caligola. Caligola un giorno nomina senatore il suo cavallo e la storia subito lo bolla come pazzo. D’accordo, era pazzo, ma forse non più pazzo di qualcun altro che ha portato in parlamento cani e porci. E poi dico, non trovate dietro il gesto di Caligola un sarcasmo geniale?
Destino comune di tutti i dittatori, tragici o da operetta che siano, è la politica del sospetto. Quel rovello che ti rode l’anima e ti fa diffidare di tutti, specie di coloro che ti sono più vicini.
Il dittatore non ha amici, ma servi. Gli amici, se amici veri, forse sarebbero in grado di metterlo in guardia da un uso troppo spregiudicato del potere, gli consiglierebbero prudenza e capacità di ascolto. I servi no. Quelli conoscono solo le armi dell’adulazione e della ruffianeria. Ti promettono fedeltà assoluta, ma solo dietro lauto compenso. Ti difendono a spada tratta, ma solo se il conto in banca è stato ben fornito. E il giorno in cui il sipario calerà, faranno finta di non conoscerti e ti daranno magari l’ultima stilettata, quella mortale.
Destino comune di tutti i dittatori, reazionari o rivoluzionari che siano, è che fanno tutti una brutta fine. La cosa più singolare è che questo avviene improvvisamente, magari al culmine del successo. Di colpo, la struttura che si credeva granitica, cede, rovina, si disfa e dietro appare un’impalcatura di cartone, finta. Solo allora ci guarderemo allo specchio con vergogna.
Destino comune di tutti i dittatori, tragici o da operetta che siano, è la politica del sospetto. Quel rovello che ti rode l’anima e ti fa diffidare di tutti, specie di coloro che ti sono più vicini.
Il dittatore non ha amici, ma servi. Gli amici, se amici veri, forse sarebbero in grado di metterlo in guardia da un uso troppo spregiudicato del potere, gli consiglierebbero prudenza e capacità di ascolto. I servi no. Quelli conoscono solo le armi dell’adulazione e della ruffianeria. Ti promettono fedeltà assoluta, ma solo dietro lauto compenso. Ti difendono a spada tratta, ma solo se il conto in banca è stato ben fornito. E il giorno in cui il sipario calerà, faranno finta di non conoscerti e ti daranno magari l’ultima stilettata, quella mortale.
Destino comune di tutti i dittatori, reazionari o rivoluzionari che siano, è che fanno tutti una brutta fine. La cosa più singolare è che questo avviene improvvisamente, magari al culmine del successo. Di colpo, la struttura che si credeva granitica, cede, rovina, si disfa e dietro appare un’impalcatura di cartone, finta. Solo allora ci guarderemo allo specchio con vergogna.
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