domenica 30 novembre 2008

E andà a laurà?


Volete che vi dica la mia: Renzo Bossi mi sta simpatico. Avete capito bene. Renzo Bossi, il secondo genito del Senatur, quello che per la terza volta è stato bocciato all’esame di maturità mi sta simpatico. Diciamocelo chiaro, lui con gli studi c’entra come il cavolo a merenda. Però per fare contento papà e non fargli fare la figura del “ciula”, si è impegnato con tutte le forze per sostenere l’esame di stato. La scorsa volta, forse su suggerimento del paparino, aveva presentato una tesina su Carlo Cattaneo e il federalismo. Ora, cosa volete che importi al ragazzo di Carlo Cattaneo e del federalismo. Avrà scritto una serie di frasi imparate sui Bignamini leghisti che raccontano la storia ad uso e consumo del popolo lumbard, ma che con la storia vera, quella reale, quella che si insegna nelle scuole non ha niente a che vedere. Perciò, pur con tutte le buone intenzioni degli insegnanti, pur sorvolando sugli strafalcioni linguistici, sintattici e morfologici certamente presenti nella tesina visto l’italiano che si parla nelle valli varesine e bergamasche, il povero Renzo è stato “canato”.
Allora si parlò di complotto politico e di perfidia degli insegnanti meridionali che infestano le scuole della Lombardia. Al grido“ Via i terù dal Nord. Non è possibile che vengano da ogni parte a togliere il lavoro ai nostri insegnanti”, Bossi proclamò la lotta senza quartiere ai professori calabresi e siciliani, una santa crociata per liberare le cattedre lombarde dalla presenza meridionale. Qualcuno dice che la controriforma Gelmini abbia avuto inizio da quel proclama.
Torniamo al povero Renzo. Lui che tanto stupido non è, va dal padre e gli dice “Senti, se mi presenterei al prossimo esame con una tesi sulla “Dichiarazzione d’indipendensa della Padania” questi qua, oltre che tirarmi per il culo, mi impalinano come un tordo. Perciò penzo che presento una tesi su una materia che mi sponga di meno. Diciamo fisica” “Bravo” pensò fra sé Bossi padre “già capisce la differenza fra tattica e strategia. E’ già pronto per la sfida politica. Occorre solo il pezzo di carta, altrimenti dicono che quelli della Lega sono ignoranti come capre”.
All’esame il buon Renzo presenta la sua tesina. Gli insegnanti rimangono sbalorditi. Invece di leggere qualcosa che avesse a che fare con le leggi della statica e della dinamica, si trovano davanti un breve trattato di storia dell’educazione fisica dal titolo “Furono i Celti-Cenomani a inventare le Olimpiadi?”
Risultato? “Canato” per la terza volta.

sabato 29 novembre 2008

Aiuti alle famiglie

Dal discorso del Presidente del Consiglio in occasione della presentazione dei provvedimenti anti crisi. "Siamo i primi in Europa" ha detto Berlusconi in un lungo e applauditissimo intervento.

Sei incinta? Sei licenziata


Con la Legge n.188 del 17 ottobre 2007 del “famigerato” Governo Prodi, per risolvere il rapporto di lavoro il dipendente doveva presentare le dimissioni su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del Lavoro.
Questi documenti erano muniti di un codice di identificazione e avevano validità di 15 giorni dalla data di emissione.
Qual era il motivo di questa riforma procedurale? Neutralizzare la pratica molto diffusa delle dimissioni in bianco, fatte sottoscrivere in via preventiva al momento dell’assunzione, in particolare alle donne. Far sottoscrivere le dimissioni senza l’apposito modulo, determinava la nullità dell’atto e quindi il rischio di dover ricostruire rapporti di lavoro cessati da anni e pagare l’intera retribuzione come se il dimissionario avesse lavorato.
Ebbene questo governo, i cui esponenti approfittano di ogni occasione per dichiarare il loro interesse verso la famiglia, ha cancellato questa legge che era un segno di civiltà e di buon senso.
La professoressa Fausta Guarriello, membro del Consiglio Nazionale di Parità, nonché giuslavorista di fama internazionale è stata licenziata dal Ministro Sacconi e dalla Ministra Carfagna non perché incinta, ma perché aveva criticato la cancellazione della suddetta legge.
Le donne sono avvisate. La prossima volta che questi signori parleranno di famiglia e di tutela delle donne, sputarli in faccia e colpire bene in un occhio.

venerdì 28 novembre 2008

Pescatori di uomini

Lampedusa, pescherecci nella burrasca per salvare 650 immigrati in difficoltà.
Pescatori di Mazara del Vallo
, bloccati in porto per il maltempo, erano gli unici in grado di affrontare il mare in tempesta. Con gli uomini della Guardia Costiera a bordo dei motopesca hanno raggiunto e recuperato due barconi carichi di migranti.
I marinai della flotta mazarese accolti in banchina con applausi. (Repubblica 28/11/08)


Dopo tutto, c’è ancora gente che non si chiede, prima di darti una mano, di che colore sia la tua pelle. Questi marinai hanno rischiato la vita per aiutare gli ultimi della terra.

Siano onorati, perché è giusto.

Parma come Abu Ghraib


Due settimane fa sono andato a Parma a vedere la mostra su Correggio. Una bellisssima mostra organizzata nella città che ha visto Antonio Allegri, detto il Correggio, muovere i primi passi e lasciare superbe testimonianze della sua splendida arte.
Mentre giravo fra le vie del centro di questa bellissima città, fra le bancarelle del mercato e le vie della prima periferia popolate di gente di varia etnia, ho pensato al caso di Emmanuel Bonsu e mi chiedevo come sia possibile che casi odiosi di razzismo si possano verificare in città sino ad oggi considerate esempio di tolleranza e civiltà. E badate che nel caso specifico l’intolleranza e la prevaricazione non sono avvenute nel buio di un vicolo di periferia o in un sottopasso deserto.

No, tutto è avvenuto al Comando dei Vigili Urbani, con la partecipazione diretta o indiretta di almeno dieci persone. Oggi emerge anche la questione della foto scattata come trofeo. Sentite cosa scrive Giacomo Talignani su Repubblica: “Come Abu Ghraib. Un vigile della polizia municipale di Parma si fa fotografare mentre abbraccia la “scimmia” Emmanuel Bonsu, indicando il suo occhio tumefatto come trofeo. Come nella prigione irachena dove i carcerieri mostravano i detenuti nudi, feriti, maltrattati e senza più dignità.” Una foto scattata in un momento di sonno della ragione, una foto cancellata perché troppo compromettente, una foto riemersa dalla memoria del computer sequestrato dalla Procura.
Parma come Abu Ghraib. A questo siamo arrivati.

Il pianto del Caimano


Social card


L’Italia è un paese unico al mondo, perché unico è il suo modo di fare politica.
Guardate questa grandissima trovata della “social card”. La dicono in inglese perchè se detta in italiano fa brutto. “Carta sociale” rassomiglia molto alla “carta annonaria” di fascistica memoria. D’altra parte al governo non ci sono i nipoti dei gerarchi che l'hanno promossa in lontani tempi di guerra? Detta in inglese (soscial card) invece fa figo e voi potete tranquillamente andare al supermercato a comprare il vostro mezzo chilo di pane senza sentirvi discriminato. E sì, perché se anche non vi sentirete discriminato, con 1,33 euro al giorno, non comprerete più di mezzo chilo di pane.
L’Unità di ieri titolava “L’elemosina”. E come dargli torto?
Ma se mi permettete, ritorno indietro nel tempo, a quel settembre 2007 quando il governo Prodi, votando la Finanziaria aveva deciso di destinare dei fondi per le fasce più deboli della popolazione. La destra insorse compatta: “E’ un’elemosina, un’offesa, un insulto. Con quei soldi ci compri appena un caffè al giorno”. Mi ricordo in particolare una sera alla trasmissione Ballarò una bella e vacua Stefania Prestigiacomo. Per tutta la puntata ci triturò la min..a, con questa storia dell’elemosina. Passa poco più di un anno e la storia si ripete a parti rovesciate.
Non pensate anche voi che siamo un paese un po’ strano?

giovedì 27 novembre 2008

Pulp Fiction


Ieri ho visto “Otto e mezzo” su la7. Ospiti Di Pietro, ormai ubiquo e Vittorio Feltri, il fustigatore della “casta dei papponi” ai tempi del Romano Mortadella. Avrei immaginato scene da Pulp Fiction con squartamenti, smembramenti e schizzi di sangue per tutto lo studio. Invece niente. Buone maniere, riconoscimenti reciproci e cortesie. Anche qui “qualcosa è cambiato”? No , non è cambiato proprio un bel niente. Ieri era Bertinotti, sempre presente in tutti i salotti dell’Italia televisiva. Corteggiato, trastullato, vezzeggiato, dagli stessi che poche ore prima avevano gridato “dagli al comunista”. Oggi il trastullo è Di Pietro, la vera opposizione, quello che dice pane al pane e vino al vino, quello che parla direttamente al cuore degli italiani. Sorge però il sospetto che Di Pietro oggi, come fu Bertinotti ieri, sia un inconsapevole (o consapevolissimo) alleato di Berlusconi. Perché una cosa è certa, Berlusconi sa benissimo che il suo nemico principale è il Partito Democratico e quindi ha tutto l’interesse a utilizzare Di Pietro in funzione anti PD. Sia perché la crescita elettorale di Di Pietro indebolisce parallelamente il Partito Democratico, sia perché i toni sempre più accesi della polemica dipietrista sono un’ottima giustificazione a Berlusconi per dire “Vedete l’opposizione è egemonizzata da Di Pietro, un violento, un giustizialista, un massimalista. Con questa opposizione non potrà mai esserci dialogo”. Quindi gli interessi politici di Berlusconi e Di Pietro sono coincidenti e in mezzo, il Partito Democratico sembra incapace di rompere questo accerchiamento.
Qualcuno dice che questo supposto immobilismo del PD dipenda da contrasti sulla linea politica da seguire fra Veltroni e Dalema. Se questo è il problema, l’unico modo per uscirne è un metodo democratico. Cioè un congresso in cui ci si confronta e ci si conta. Ma al di là del congresso quello che importa sono i problemi del paese. Riuscirà questo partito a ricostruire la propria identità partendo dai problemi della gente? Se non lo farà Berlusconi potrà dormire sonni tranquilli e buonanotte.

Luxuria come Obama?


Mentre a Munbay in India, si scatena il terrorismo, mai sconfitto, in Italia ci si trastulla con polemiche da cortile e liti fra galli e galline. Voi direte, meglio le liti da cortile che avere in casa il terrorismo. Certo meglio, molto meglio. Ma fra le due cose esiste una vasta area a cui appartengono i paesi che nel mondo hanno qualcosa da dire, da proporre, da raccontare. Noi, se continuiamo su questa china, diventeremo il paese del cucù, delle sceneggiate, delle corna, delle barzellette, in definitiva della irrilevanza. Basta dare uno sguardo alle ultime notizie che giungono dal Belpaese.
Il quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione scrive: «Vladimir come Obama. Esagerato? Forse, ma fino a un certo punto. Noi di Liberazione abbiamo comparato la sua vittoria di lunedì sera a quella di Obama alle presidenziali Usa. Il trionfo mediatico che ne sta derivando dice che c’è il rischio che la provocazione diventi realtà. Anche perché la nostra democrazia a responsabilità limitata ormai è un’autocrazia televisiva. Quindi se la rottura degli schemi arriva dal piccolo schermo, allora qualcosa è cambiato».
E poi vi lamentate perché siete spariti dalla scena politica? Non vi passa per la mente che la vittoria di Luxuria all’Isola dei Famosi possa significare anche omologazione? Il mezzo è un tritacarne che macina tutto e poi, alla prima occasione, lo sputa via senza ripensamenti. Pensate che dopo questa grandiosa vittoria l’Italia e la televisione siano divenute di colpo migliori? Signori, vi prego, il senso della realtà e delle proporzioni.

lunedì 24 novembre 2008

GIORNALISTI DEL TG1 AGGREDITI A ROMA,IL FILMATO DELLA TROUPE

Con la vittoria della destra in Italia si è aperta una cloaca da cui sta percolando il marciume dell'intolleranza. Razzismo e fascismo sembrano essere tratti distintivi di questi strani giorni. E' ora di fermare questa follia se non si vuole arrivare al peggio.

A scuola come in fabbrica



"Come facciamo a morire in fabbrica


se prima ci uccidete nelle scuole?"






domenica 23 novembre 2008

Mister Attach


Cos’è che fa un premier in un paese normale? Voi direte governa. Certo in un paese normale il premier governa, cioè passa il proprio tempo per risolvere i problemi del proprio paese. La crisi economica, il lavoro, il benessere delle persone, la loro salute, maggiori opportunità per i giovani, più sviluppo economico, salvaguardia del territorio, ecc. ecc. Tutto questo in un paese normale.
In Italia no. In Italia il premier è un capo popolo, uno che passa il proprio prezioso tempo ad attaccare. Attaccare l’opposizione, attaccare il sindacato, attaccare i giornalisti, attaccare la Rai, attaccare l’Europa, attaccare Veltroni, Di Pietro, Epifani, Casini, gli operai, gli statali, gli insegnanti, gli studenti, i piloti, il vicino di casa, la donna delle pulizie, il portinaio. Tutti comunisti, tutti nemici della democrazia, tutti nemici della libertà.
Se continua così va a finire che gli scoppia il fegato. Nel caso, eviti di chiamare l'epatologo Riccardo Villari. Potrebbe soffiargli la poltrona.

giovedì 20 novembre 2008

La cadrega


Mentre sta arrivando la “valanga” e gli italiani non sanno cosa fare di fronte alla crisi, la politica è inchiodata da mesi sulla questione Commissione di Vigilanza Rai per l’assurda pretesa di Berlusconi di scegliere lui il rappresentante spettante all’opposizione. E se l’è scelto così bene che Riccardo Villari si è legato alla sedia e non ne vuol sapere di lasciarla.
Per giustificare il suo operato, quel simpatico di Villari, ha fatto riferimento ai “buoni padri democristiani” che al partito privilegiavano le istituzioni. Forse ha ragione. Alcuni “buoni padri democristiani” erano così legati alle istituzioni che per staccarli dalla “cadrega” s’è dovuto capovolgere il mondo.

martedì 18 novembre 2008

PD a colori

Nel film "Totò a colori", Antonio Scannagatti , un compositore squattrinato e inconcludente che abita con la famiglia della sorella nel paesino di Caianello, è convinto di essere un "genio della moseca (musica)". Quando il sindaco del suo paese tenta di convincerlo a dirigere la banda paesana, lui prima “nicchia”, poi “tentenna”. “Allora che dice” fa il Sindaco. E Totò “Tentenno. Mi lasci tentennare”.
Ecco Walter Veltroni non deve fare come Antonio Scannagatti. Non deve nicchiare nè tanto meno tentennare. Da una parte Berlusconi dall’altra parte Di Pietro stanno cercando di mettere il PD in un cul di sacco. A questa tattica bisogna rispondere per le rime. Appellarsi al Capo dello Stato o alle buone maniere, non serve a niente. Il paese è ormai in mano a una maggioranza di sconsiderati che non ha il minimo senso dello Stato democratico. Ci troviamo con un Presidente del Consiglio che a giorni alterni pretende di considerare il rappresentante dell’opposizione come il suo zerbino, aiutato da figuri che incuranti dell’alta carica che ricoprono, si lasciano andare a scurrilità degni di un postribolo.
Dall’altra parte c’è Di Pietro che, ringalluzzito da favorevoli sondaggi e dalle sconfinate praterie di iniziativa politica lasciate libere dal Partito Democratico, sta alzando giorno dopo giorno il tiro. Qui è ora di dire basta. Il PD non può ancora rimanere legato all’idea del dialogo a tutti i costi. Il dialogo è una pratica logora ormai da cinque mesi e rincorrerlo ancora, può solo portare il PD a sbattere la testa contro il muro. Dall’altra parte rimanere legati a Di Pietro in una coalizione a perdere, può significare solo subire i suoi ricatti.
In questa fase il Partito Democratico deve essere libero da legami. Deve elaborare le sue proposte e su quelle svolgere la propria iniziativa politica sia nelle sedi istituzionali che fra la gente.
Per quanto riguarda il caso specifico (l’elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza della Rai – ma si può perdere tutto ‘sto tempo con queste minchiate?), un calcio in culo a Villari per sbatterlo fuori dal partito e un calcio in culo a Di Pietro. Il Presidente della Commissione di Vigilanza me lo scelgo io e lo vado a contrattare col PdL. Se questi non sentono ragione, ritiro i miei commissari.
Basta subire ricatti, basta fare i buoni , basta appellarsi alle buone maniere. La gente ne ha piene le tasche.

Testamento biologico

Il caso di Eluana Englaro apre drammaticamente in Italia la discussione sul diritto di ogni persona di rifiutare, in caso di malattia allo stato terminale o lesione celebrale invalidante e irreversibile, quei trattamenti terapeutici, senza i quali si muore.
Occorre che anche l’Italia abbia una civile legislazione sul testamento biologico e la politica si deve fare carico di questa necessità, senza schematismi e ideologie.
Al centro della discussione ci deve essere unicamente la persona e il suo sacro diritto di vivere, ma anche di morire, rifiutando quelle metodologie terapeutiche che pur non avendo la possibilità di restituirla a una normale vita di relazione, la possono costringere, anche per lungi anni, dentro un bozzolo, dove non si vive la normale vita come ognuno di noi la intende, ma si perpetua uno “stato vegetativo permanente”, doloroso per sé e per gli altri.
Poiché la politica è spesso incapace di andare al fondo dei problemi, ma si fa guidare da convenienze, partito preso o, peggio, da ideologismi, è necessario che la società civile faccia sentire la sua voce e reclami una legislazione degna di un paese civile.

Per evitare che nessuno disponga della mia vita, voglio dichiarare pubblicamente le mie volontà con un
Testamento biologico (<) il cui originale regolarmente letto e sottoscritto è stato consegnato a una persona di mia fiducia e a due testimoni.

sabato 8 novembre 2008

Il gattopardo e il cabarettista


La frase infelice di Berlusconi su Obama, definito, “giovane, bello e abbronzato” a una prima lettura potrebbe apparire come espressione della personalità da cabarettista che contraddistingue il nostro premier. Gli anni passati sulle navi da crociera a fare da intrattenitore e la frequentazione del mondo dello spettacolo hanno radicato nel suo profondo il gusto per la battuta, anche salace, il piacere per la barzelletta, meglio se greve, l’inclinazione al pettegolezzo, spesso a sfondo sessuale.
Limitarsi però a dire che il Presidente del Consiglio soffra di una specie di nevrosi, cioè di una coazione a ripete gesti da operetta, è solo una parte di verità.
Nella frase “incriminata” certo c’è, come più volte asserito da Berlusconi, una voglia di fare il “carino”, ma manca la consapevolezza (a posteriori) che quel termine “abbronzato”, usato per fare un complimento a un uomo di colore, possa contenere una punta di razzismo. Inconsapevole razzismo certo, ma non meno offensivo. Dire che lui non voleva assolutamente offendere, rende il pasticcio ancora più grave, perché induce a pensare che il Presidente del Consiglio di un grande paese come l’Italia, non sia in grado di capire la valenza delle proprie parole e dei propri gesti e questo, se mi permettete, è molto pericoloso.
Tuttavia, questa supposta carineria esprime anche un atteggiamento gattopardesco o meglio tartufesco, tipico di molti nostri politici. Qualche giorno fa Berlusconi è andato in America e ha tessuto lodi sperticate nei confronti di George W. Bush, definito “un grande presidente”. Oggi tesse le lodi di Obama che ha combattuto apertamente la politica espressa da quel presidente. Il punto è qui. Il rapporto di Berlusconi con i partner internazionali non avviene tanto sui contenuti della politica, riguardo i quali sa benissimo di balbettare. No, il suo rapporto si basa sulle relazioni interpersonali, sull’instaurazione di un rapporto di amicizia, sull’empatia. Partendo da questo punto di vista Obama ha tutto per andare d’accordo con lui. Perchè è giovane, bello e…anche abbronzato e quindi pensa che si possa sviluppare una buona collaborazione. Queste parole, esprimono nella loro disarmante sincerità, un’indifferenza ai contenuti della politica, ma un marcato interesse alla sua esteriorità. Come dire “mi interessa poco cosa pensi, l’importante che tra di noi ci sia empatia. E questo sicuramente avverrà perché tu hai tutto per risultarmi simpatico: sei giovane, bello e abbronzato, cose che io apprezzo sommamente.”
Berlusconi spesso dice che i buoni rapporti fra le persone aiutano la politica. Questo può essere vero, ma è sicuramente vero che le relazioni da sole non bastano. Anche perché non tutti sono disponibili ad accettare corna, frizzi, lazzi e barzellette, come peraltro già successo con Chirac, Schröder e la Merkel che pare gli abbiano fatto capire chiaramente che pacche sulle spalle e barzellette non erano gradite.

venerdì 7 novembre 2008

Houston abbiamo un problema


Vi ricordate i film della premiata ditta Hollywood, quelli in particolare che trattavano della conquista dello spazio? Quando gli astronauti riscontravano un’avaria a qualcosa, chiamavano la base con la fatidica frase “Houston abbiamo un problema”.
Anche noi, in questa navicella che si chiama Italia abbiamo un problema ed è che il nostro Presidente del Consiglio per sua stessa ammissione, si è “rotto”. Solo che noi non abbiamo alcuna base da chiamare, non abbiamo qualcuno che ci possa aiutare ad aggiustarlo. Ce lo teniamo così e basta. Il viaggio però è lungo e affrontarlo con questa po’ po’ di avaria, non sarà facile.
Il problema è che il nostro premier è afflitto da una strana sindrome, acquisita nel periodo di sua permanenza sulle navi da crociera, quando faceva il cabarettista assieme a Confalonieri. Si chiama sindrome del battutista ed è una strana malattia che ti costringe a battute, frizzi e lazzi anche se non lo vuoi.
Vi ricordate le corna fatte a un suo collega durante un consesso europeo? Lui non voleva. Forse voleva dargli una pacca sulla spalla, ma la malattia è stata più forte della sua volontà. E quindi, zacchete: un bel paio di corna sulla testa del ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué. Adesso, ad ogni riunione europea, se devono fare una foto di gruppo, Berlusconi lo piazzano davanti, sia per evitare le corna, sia perché non è più alto di Danny De Vito.
E quando ha dato del Kapò al capogruppo dei socialdemocratici tedeschi? Ora, io sono quasi certo che lui avrebbe voluto dire “Schulz caro…”, ma la sindrome gli ha fatto dire kapò, è sicuro. Pure la sfiga di andare a dire quella parola a un tedesco, che magari ha avuto qualche parente in campo di concentramento. Se questa non è sfortuna!
L’ultima in ordine di tempo è quella su Obama, definito “giovane, bello e abbronzato” “Abbronzato?” Se gli avesse detto “sporco negro” avrebbe fatto meno danno. Ma sono certo che da parte di Silvio non c’era alcun intento offensivo. Non si usa un termine offensivo dopo due bei complimenti “giovane” e “bello”. Solo che la sindrome del battutista ha avuto la meglio ed è uscito quel temine che, come paese, ci mette un po’ in imbarazzo. D’altronde, non più di qualche settimana fa non aveva forse detto che Bush è stato un grande presidente? Solo che Bush è un suo amico e gli ha perdonato quella gaffe. Non so se farà altrettanto Obama. Secondo alcune indiscrezioni sembra sia incazzato “nero”.

giovedì 6 novembre 2008

Zelig


Con la vittoria di Barack Obama, nei rapporti tra Usa e Italia "Non cambia nulla”. Così si è espresso il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha aggiunto “Ho lavorato benissimo con Bush, benissimo con Clinton, ho lavorato benissimo con tutti i presidenti degli Stati Uniti, dal tempo di Franklin Delano Roosevelt che ha avviato il cosiddetto New Deal.
“Ma come” ha replicato il giornalista “ ma se a quel tempo lei manco era nato”
“Ebbene, adesso posso rivelarlo” ha ripreso Berlusconi “per la verità storica posso confessare di essere nato nel 1926 e non nel ’36 come lascia intendere la mia prestanza fisica. Anzi, se dipendesse da quella potrei tranquillamente dire di essere nato nel ‘46 senza destare alcun sospetto. Comunque, per tornare a noi, mi ricordo di quei tempi come fosse oggi.
Io ero un bimbetto di appena sette anni e la mia fama di mago della finanza aveva già varcato l’oceano. Ero già famoso per la mia sorprendente capacità di fregare i miei amici a rubamazzetti. Confalonieri me lo diceva “Con te non si fanno carte”. Comunque Delano mi chiama a Washington e mi dice “Cribbio, qui le cose si stanno mettendo male. Caro Silvio, se non trovo una soluzione a questa fottuta crisi ho paura che ci rimetto il posto” Io, senza pensarci due volte gli dico ”L'unica cosa di cui devi aver paura è la paura stessa, ‘orco dighel" Non so perchè mi venne fuori quella battuta. Sapete io sono chiamato anche il mago delle battute, mi vengono di getto.
Sta di fatto che Delano ne rimase molto impressionato e mi disse. “Bravo, non so cosa voglia significare ma mi sembra una battuta di grande effetto”. Da lì nacque la politica del New Deal. Deal è la storpiatura di “dighel”, parola che era tanto piaciuta a Delano, ma che non riusciva a pronunciare perfettamente. Comunque prima di andare via gli dissi “ Ehi Franklin, quel Delano non suona bene dalle nostre parti. Sarà meglio che ti faccia chiamare Franklin D. Roosevelt. E’ più breve e non ti lasci più prendere per il culo dagli italiani”.
La seconda volta che varcai l’oceano fu nel ’43, chiamato da Ike Eisenhower. Ci eravamo conosciuti a Cassibile in occasione della firma dell’armistizio fra l’Italia e le Forze alleate. Io mi trovavo lì per sbrigare alcuni affari con un giovane promettente di nome Salvatore che si accompagnava sempre con due ragazzini, uno di nome Vittorio che aveva la fissa che da grande avrebbe fatto lo stalliere e un altro di nome Marcello. Io e Ike ci conoscemmo in un bar e lui fu affascinato dalle belle donne di cui io mi circondavo. Io capii subito che lì non si batteva chiodo da parecchi mesi e procurai di fornire un po’ di materiale per rendere in qualche modo più accettabile la noia della guerra.
Insomma arrivo a Washington quando la guerra è a un punto morto e Ike non sa che pesci pigliare.
Mi fa “ma il tuo amico Benito sta ancora dietro a quel pazzo di austriaco?” “Cosa vuoi che ti dica” rispondo “gliel’ho pure detto che quello l’è un gran bauscia e che a seguire lui non si va da nessuna parte, ma lui continua a dirmi se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi. Io gli rispondo, se non ci fermiamo gli americani ci bastonano di brutto e lui mi dice, chi si ferma è perduto. E io ancora, ma guarda che si stanno veramente incazzando e lui, me ne frego. Insomma ho l’impressione che chi va con lo zoppo… Eppure mi dispiace. Benito era una così brava persona. Mah, veniamo a noi”
“Si, veniamo a noi” mi fa mentre dispiega davanti a sé una mappa dell’Europa “caro Silvio qui siamo a un punto morto. Se non escogitiamo qualcosa, la guerra va avanti ancora vent’anni e ci dobbiamo inventare un nuovo Omero per raccontarla. Per non parlare del rischio che il pazzo austriaco si inventi qualche arma diabolica. Io le ho studiate tutte, ma niente, nessuna soluzione sembra quella giusta ” Io a quel punto incomincio a pensare e distrattamente afferro una penna. Quando sto seduto a un tavolo mi viene normale di scrivere qualcosa su un pezzo di carta. Mi aiuta a pensare. Sta di fatto che, distrattamente, incomincio a fare dei segni sulla cartina e a scrivere dei numeri. Sapete i numeri sono il mio forte. A un certo sento Ike che grida. “Bravo Silvio, come ho fatto a non pensarci!” Io sono lì che non capisco e lui continua, “certo, certo hai ragione. Occorre sbarcare in Normandia e il giorno giusto è proprio quello che hai indicato tu: il giorno più lungo.” Io guardo la cartina e vedo una freccia fatta da me che unisce l’Inghilterra alla Normandia e dei numeri 6 6 19 e 43. A dir la verità quel 66 19 43 era il numero di telefono di una bella gnocca che avevo conosciuto sull’aereo e che mi segnavo da tutte le parti per non dimenticarlo. Sta di fatto che nello spazio di qualche settimana gli alleati scatenarono l’offensiva finale della seconda guerra mondiale giusto il 6 giugno 1943 con un memorabile sbarco in Normandia.
Con Nixon poi, non vi dico. Tutti i mesi mi trovavo tra i piedi quell’Henry Kissinger, che veniva a chiedermi consigli su come si doveva comportare con i cinesi o come fare per uscire dal Vietnam. Richard mi chiamava al telefono e mi diceva “Vedi se riesci a dargli una mano. Sai, già mastica poco l’inglese, se poi si deve anche sforzare a pensare qualcosa di importante per la politica estera, va a finire che qui, oltre al Vietnam, scoppia la terza guerra mondiale”. Lui veniva da me e io gli dicevo qualcosa di innocuo, tanto per non fargli fare troppi danni. Una volta gli dissi “Con i Cinesi, guarda di non rimpallarti troppo la palla” intendendo dire di fare attenzione, di non andare in confusione con quei loro giochetti cinesi. Lui cosa ti va a fare? S’inventa un torneo di ping-pong e, visto che riuscivano a vincere facile, i Cinesi lo presero pure in simpatia.
A Nixon invece raccomandavo sempre di bestemmiare poco e fumare meno. “Fuma di meno” gli dicevo “Ti stai rovinando la salute.” Lui mi veniva vicino, apriva quella sua bocca da mastino e mi chiedeva “come vedi la mia gola?” “Profonda” ripondevo. “Allora, qual è il problema?” diceva lui buttando giù una madonna.
Con Clinton invece il rapporto fu subito cordiale. Un vero amicone. Io procuravo le donne e alla Casa Bianca ne facevamo di tutti i colori. Per un po’ ce la spassammo. Poi, quando si mise in testa di farselo massaggiare proprio mentre era in corso una riunione di gabinetto, la cosa divenne difficilmente gestibile. Non tanto per la cosa in sè, ma perché la scrivania presidenziale era di una misura troppo piccola per la stazza della sua partner e i collaboratori, pur con tutta la buona volontà, difficilmente riuscivano a concentrarsi vedendo il tavolo andare su e giù come se sotto ci fossero gli spiriti. Io glielo dicevo sempre “leva di mezzo ‘sta Lewhisky, altrimenti ti metti in un impiccio”. Ma non c’è stato niente da fare. Lui era come ubriaco e quella gli aveva bevuto pure l’anima.
Di Bush, non mi fate parlare, perché altrimenti mi commuovo. Un grande presidente e un vero amico. Se ci avessero lasciato fare, io e lui avremmo esportato la democrazia in tutto il mondo, anche a costo di schiantarlo.
Vi svelo un segreto. Vi ricordate la storia delle schede della Florida, dove i Repubblicani nel 2001 vinsero per 500 voti, portandosi a casa la presidenza? Ebbene fu tutto merito mio. Gli suggerii di far contare e ricontare le schede, fino al punto che nessuno riuscì più a capire niente. Così, per non fare la figura dei pirla di fronte al mondo intero, la diedero vinta a Bush.
Come vedete, tra noi e gli Stati Uniti c’è un’antica tradizione di collaborazione. L’America è un grande paese e noi siamo suoi fedeli alleati. Nulla cambierà, vedrete. Nulla. Neppure con Obama. Però la prossima volta che lo vedo glielo voglio proprio dire "Uehi, Barack, ma che razza di amici ti sei fatto in Italia!”

mercoledì 5 novembre 2008

President - Elect Barack Obama Victory speech

Change has come to America

President - elect Barack Obama Victory speech Nov. 4 (Pt. 2

CHANGE - HOPE

Il Belpaese


Mentre in America si sta votando e, molto probabilmente, a guidare questo grande paese sarà chiamato un giovane politico afro-americano che ha impostato la sua campagna su un concetto fondamentale: il cambiamento, in Italia imperversano i vecchi arnesi di un’epoca ormai passata che ritornano come morti viventi in un incubo senza fine. In ordine di tempo:


Licio Gelli, già condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), alla veneranda età di 90 anni trova l’energia per dirigere un programma su Odeon Tv, da cui si vanta che la sua famiglia ha contribuito alla causa fascista e indica in Berlusconi l’unico che in Italia può portare avanti il piano piduista di Rinascita Democratica, non in quanto tesserato alla P2 (Tessera n. 1816), ma in quanto uomo del fare.
Marcello Dell’Utri, anch’egli condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in Cassazione per frode fiscale, in una intervista afferma che quando Mussolini era al potere aveva dato al paese, ed è stato l'unico, un senso di patria e lo Stato era più presente di quanto non lo sia adesso. Da alcuni diari del Duce (più e più volte considerati falsi ndr) viene fuori l'immagine di un uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale. Mussolini cita spesso le classi deboli e più bisognose. (Peccato che i suoi oppositori marcissero in carcere e quelle classi deboli e bisognose siano state mandate al macello in una guerra scatenata da lui e da quel pazzo di Hitler ndr).
Una trentina di ultrà di destra, con il viso coperto da passamontagna, ieri notte hanno scavalcato i cancelli della sede di via Teulada, lanciando uova marce contro le pareti. Sono fuggiti prima che arrivasse la Polizia, ma stamane, telefonate di rivendicazione e minaccia a nome di Forza Nuova sono giunte alla redazione di Chi l'ha visto?. Per i volti di quegli aggressori del Blocco Studentesco mostrati durante la trasmissione, gli estremisti hanno promesso ai redattori pesanti ritorsioni: "Vi abbiamo identificato, a voi ed ai vostri familiari".
Una voce maschile, adulta, con voce apparentemente pacata, ha chiamato la redazione da un'utenza fissa: "Abbiamo visto la vostra trasmissione dove chiedete nome, cognome e indirizzi di chi è stato fotografato. Noi faremo lo stesso con tutti voi: chi ha visto voi; chi lavora con voi; dove abitate, e poi verremo sotto le vostre case". (da Repubblica)

Miii... che bel paeeese!

lunedì 3 novembre 2008

Silicio


"L'unico che può andare avanti è Berlusconi, non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare", ha risposto Gelli ai giornalisti che gli chiedevano chi, secondo lui, oggi sia in grado di attuare il piano di Rinascita Democratica, < parte essenziale del programma piduista che mirava alla creazione di un autoritarismo legale fondato sull'informazione.


domenica 2 novembre 2008

We love Obama


Il Ministro Gelmini, in una ormai famosa intervista al Corriere della Sera, dice che il suo punto di riferimento è quello che sta facendo Barack Obama in America,

Il Ministro Bondi
, in un’intervista a Il Giornale, afferma di vedere molte analogie fra Obama e Berlusconi.

Quali spiegazioni dare a queste prese di posizione da parte di esponenti della destra italiana che sino a ieri inneggiavano ai programmi iperliberisti dei neocom americani e alla politica guerrafondaia di Bush e Cheney?

La spiegazione è una sola. Chiara, indiscutibile, politicamente rilevante:

HANNO LA FACCIA COME IL CULO