
Dopo aver tenacemente osteggiato l’accordo con Air France, oggi Berlusconi e il suo governo presentano agli italiani il piano per il salvataggio di Alitalia.
Praticamente si mettono le attività in una nuova società di cui fanno parte, con quote per il momento simboliche, alcuni dei nomi più importanti del capitalismo italiano.
Le passività, in sostanza i debiti, si fanno rifluire in una “bad company” che, naturalmente, viene accollata al Tesoro e quindi ai contribuenti italiani. Un miliardo di debiti più i trecento milioni di prestito ponte a suo tempo concesso dallo Stato per evitare il fallimento dell’azienda.
Si ridimensiona notevolmente il personale (oltre 7 mila esuberi) e gli si chiede di accettare condizioni economiche al ribasso.
Il solito gioco delle tre carte dove chi perde è sempre lo stesso: il contribuente italiano.
Ma insomma avete proprio deciso di prenderci tutti per fessi?
Questa vera porcata potrà incantare qualche gonzo italiano ma, ne sono certo, non incanterà la Commissione Europea.
E poi, scusate, ma se vi siete opposti alla cosiddetta svendita di Alitalia ad Air France, perché ora ne chiedete la collaborazione? Di che tipo è questa collaborazione. Mi sorge il dubbio che il vostro piano abbia i piedi d’argilla. Infatti, senza l’ingresso di un importante operatore del settore, la vostra Alitalia potrà gestire al più una flotta di aquiloni. Tratte locali e poco più.
E comunque complimenti, presentate ad Air France una società senza più debiti e con personale fortemente ridimensionato, perché non dovrebbe accettare un eventuale accordo? Ci guadagnerebbe, come ci guadagneranno i capitalisti italiani.
Gli unici a perdere saranno i lavoratori e i contribuenti italiani. Cioè noi.
Ma come dice Berlusconi, cosa volete che cambi un miliardo in più o in meno. Il debito pubblico è già una montagna… e poi qualcuno se la gratterà.
Praticamente si mettono le attività in una nuova società di cui fanno parte, con quote per il momento simboliche, alcuni dei nomi più importanti del capitalismo italiano.
Le passività, in sostanza i debiti, si fanno rifluire in una “bad company” che, naturalmente, viene accollata al Tesoro e quindi ai contribuenti italiani. Un miliardo di debiti più i trecento milioni di prestito ponte a suo tempo concesso dallo Stato per evitare il fallimento dell’azienda.
Si ridimensiona notevolmente il personale (oltre 7 mila esuberi) e gli si chiede di accettare condizioni economiche al ribasso.
Il solito gioco delle tre carte dove chi perde è sempre lo stesso: il contribuente italiano.
Ma insomma avete proprio deciso di prenderci tutti per fessi?
Questa vera porcata potrà incantare qualche gonzo italiano ma, ne sono certo, non incanterà la Commissione Europea.
E poi, scusate, ma se vi siete opposti alla cosiddetta svendita di Alitalia ad Air France, perché ora ne chiedete la collaborazione? Di che tipo è questa collaborazione. Mi sorge il dubbio che il vostro piano abbia i piedi d’argilla. Infatti, senza l’ingresso di un importante operatore del settore, la vostra Alitalia potrà gestire al più una flotta di aquiloni. Tratte locali e poco più.
E comunque complimenti, presentate ad Air France una società senza più debiti e con personale fortemente ridimensionato, perché non dovrebbe accettare un eventuale accordo? Ci guadagnerebbe, come ci guadagneranno i capitalisti italiani.
Gli unici a perdere saranno i lavoratori e i contribuenti italiani. Cioè noi.
Ma come dice Berlusconi, cosa volete che cambi un miliardo in più o in meno. Il debito pubblico è già una montagna… e poi qualcuno se la gratterà.




